Gay & Bisex
Spingersi oltre l'orario di ufficio parte 2
Piedino_smaltato
08.05.2026 |
2.231 |
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"La camicia di Paolo, prima impeccabile, era ormai spiegata tra le dita di Sandro, un simbolo visibile di come l'autorità formale stesse crollando sotto il peso della passione..."
Parte dueIl tempo sembrò fermarsi. Sandro sussultò, il cuore che gli esplodeva nel petto e istintivamente cercò di fare un passo indietro. Ma la presa di Paolo non si allentò. Al contrario, la sua mano libera si posò con decisione sulla nuca di Sandro, dita affondate nei capelli, obbligandolo a restare immobile, quasi a sfidare il pericolo.
"Silenzio," gli mormorò Paolo sulle labbra, un comando che era un soffio caldo e autoritario.
Le luci del corridoio si accesero sotto il sensore di movimento, filtrando attraverso la parete di vetro satinato dell'ufficio. L'ombra della donna passò lenta davanti alla porta. Sandro trattenne il respiro, gli occhi sbarrati in quelli di Paolo. La vicinanza era totale: poteva sentire il battito accelerato del suo capo contro il proprio sterno e il nodo della cravatta tesa che gli premeva sul collo.
Il battito dei tacchi si fermò proprio davanti alla maniglia. Un istante di agonia pura. Poi, la voce di luisella mormorò qualcosa tra sé e sé e i passi ripresero, allontanandosi verso l'ala opposta del piano.
Quando il silenzio tornò a regnare, la tensione nell'ufficio non si sciolse; si trasformò in qualcosa di ancora più denso.
Paolo non lo lasciò andare. Anzi, attirò Sandro ancora più vicino, fino a far scontrare i loro bacini. "Senti come batte forte il tuo cuore, Sandro " disse con un sorriso scuro, lo sguardo fisso sulle labbra socchiuse del suo impiegato. "Il rischio ti eccita quasi quanto me."
La tensione, dopo il passaggio della signora Luisella , era diventata quasi solida, un muro di elettricità che premeva contro i loro corpi. La paura di essere scoperti aveva agito come un detonatore, trasformando il desiderio in una necessità feroce.
Paolo allentò la presa sulla cravatta, ma solo per far scivolare la mano lungo la schiena di Sandro, premendo con forza contro la base della colonna vertebrale.
"Vieni con me," ordinò, ma non era più il tono gelido delle riunioni mattutine. Era una richiesta carica di un'urgenza che non ammetteva repliche.
Senza sciogliere il contatto fisico, Paolo lo guidò verso la zona d'ombra dell'ufficio, lontano dalla porta a vetri e dai sensori di movimento del corridoio. Lì, dietro l'imponente scrivania, la luce della città che filtrava dalle vetrate creava un gioco di riflessi e ombre profonde.
Sandro si lasciò guidare, i sensi completamente amplificati. Quando le sue gambe toccarono il bordo della poltrona in pelle di Paolo, si fermò. Non c'era più spazio per le parole. Paolo lo spinse delicatamente contro lo schienale e si sovrastò, le mani che ora esploravano con possesso il corpo del suo dipendente, risalendo dai fianchi fino al petto, dove i battiti di Sandro erano ancora irregolari e veloci.
"Qui dentro sono io che decido le regole," sussurrò Paolo, affondando il viso nell'incavo del collo di Sandro e lasciando un bacio umido e profondo che lo fece sussultare. "E la prima regola è che stasera non finiremo finché non sarai tu a pregare di fermarmi."
Sandro inarcò la schiena, le mani che cercavano disperatamente un appiglio, afferrando le spalle larghe di Paolo e tirandolo a sé. La camicia di Paolo, prima impeccabile, era ormai spiegata tra le dita di Sandro, un simbolo visibile di come l'autorità formale stesse crollando sotto il peso della passione.
"Allora non perda altro tempo con le regole, Paolo," mormorò Sandro, la voce ridotta a un gemito roco. "Mi faccia vedere come comanda davvero."
Paolo rispose con un bacio brutale, un incontro di lingue e desiderio che sapeva di sfida vinta. Le mani di Paolo scesero rapidamente alla cintura di Sandro, mentre il metallo della fibbia scattava con un rumore secco nel silenzio dell'ufficio, entrambi seppero che, da quel momento in poi, nulla tra di loro sarebbe più stato solo "professionale".
L'ultima cosa che Sandro vide, prima di chiudere gli occhi e perdersi nelle sensazioni, fu il profilo della città fuori dalla finestra: migliaia di luci che sembravano testimoni silenziosi della sua resa definitiva al potere dell'uomo che ora lo possedeva completamente.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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